Una lunga chiacchierata con l’escort più famoso d’Italia

Francesco Mangiacapra

Incontro Francesco Mangiacapra per la seconda volta, in occasione della presentazione del suo libro ‘Il numero uno’ (link), al Municipio di Magenta, ospite dell’Associazione Le Rose di Gertrude con la collaborazione della libreria LGBT Antigone di Milano. Di lui anche stavolta mi colpisce lo sguardo, attento e perspicace, di chi vuole andare dritto al sodo e non si lascia intimorire. E io voglio accontentarlo.

Francesco, cosa spinge un ragazzo come te a rinunciare alla carriera di avvocato per offrire questo tipo di servizi?
Non volevo svendere il mio cervello, la mia mente. E piuttosto ho preferito vendere il mio corpo guadagnando in una sola volta lo stipendio di un mese intero, che mi sarebbe stato pagato solo facendo chissà quante ore di praticantato in qualche studio.
È iniziato tutto per gioco, online, quando un ragazzo mi chiese se facessi l’escort. Io ero il classico ragazzo rotondetto e ormai reso apatico dalla continua e improduttiva ricerca online di un lavoro dopo la laurea. Non avrei mai pensato che qualcuno potesse pagarmi per fare sesso con lui. Ancora non sapevo che sarebbe poi diventato il mio mestiere.

Quindi possiamo dire che hai preso questa strada perché avevi voglia di riscattarti. Cosa risponderesti a chi ogni giorno fa la gavetta, regalando chissà quante ore di lavoro all’azienda o assumendo incarichi che non rientrerebbero nei propri compiti, con la speranza in futuro di ottenere un posto di lavoro stabile?
Sono figlio di una generazione che non riesce – ahimè – a vedere nella meritocrazia il valore cardine, e lo vede invece spostato sulla velocità di guadagno.
Trent’anni fa, fare gavetta e fare dei sacrifici aveva un senso, oggi evidentemente fare gavetta è una roulette russa, perché puoi ritrovarti ad avere quarant’anni senza aver costruito nulla. Non ti do una risposta ma ti pongo un ulteriore interrogativo sul perché ci siano persone che, come me, fanno scelte diverse. Forse questo è dovuto al fatto che la società è cambiata ed è cambiata negativamente.

Da cosa nasce l’esigenza di scrivere un libro, spiattellando nel vero senso della parola gli incontri con i tuoi clienti? La privacy non è una componente essenziale nel tuo mestiere? Pubblicarlo non ti ha portato a perdere una fetta di clientela e adesso che sei diventato visibile non ti temono?
Assolutamente sì, è un libro che svela i trucchi e anche tutti gli aspetti più assurdi di cosa ci sia dietro il mercimonio del corpo. È un libro che non solo fa passare la voglia di prostituirsi, ma anche di andare con chi si prostituisce.
Non è una guida per imparare come prostituirsi. È invece un’autoterapia, un’autoliberazione, una cosa mia, fatta per me stesso, senza pensare al guadagno che ne sarebbe conseguito, anche perché oggi con l’editoria non ci si arricchisce. Il libro è uno strumento per vedersi restituita quella libertà sociale, culturale e umana che inevitabilmente la prostituzione ti toglie. Lo scopo è quello di mostrare a chi legge che dietro un prostituto c’è una persona e questo spesso viene dimenticato.
Ho sempre pensato che se anche solo dieci persone, dopo aver letto il mio libro, avessero cambiato idea sul fatto che chi si prostituisce resti comunque una persona, allora lo scopo del libro sarebbe stato assolto. Fin ora così è stato e anzi ho stimolato a cercare di vedere sempre la persona che sta dietro. Questo per fortuna mi ha portato molti più guadagni rispetto alle perdite economiche che posso avere avuto scrivendolo.

Il tema sessuale porta con sé tutta una serie di approfondimenti legati alla salute. Avere rapporti con un numero indefinito di partner sconosciuti non aumenta il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili? Sono tante le persone di questa professione che, per qualche euro in più, sono disposte a rinunciare alla propria protezione. Tu che rapporto hai con il preservativo?
Non bastano cento scopate con il preservativo per contrarre malattie, ma ne basta appena una senza. L’importante non è essere o non essere sessualmente promiscui, ma è non abbassare mai la guardia rispetto al potenziale rischio per la propria salute. Io non ho mai messo a rischio la mia salute, e non rinuncio mai all’utilizzo delle precauzioni. Il problema è che molte persone, che invece rinunciano ad usare il preservativo pensando di andare con persone fidate o che conoscono, proprio per fiducia contraggono le malattie. Quindi, forse, l’importante per non contrarre una malattie non è andare o non andare con una persona di fiducia, ma è non avere mai fiducia della salute altrui per conservare la propria.

Tu sei molto famoso per aver denunciato gli scandali che hanno coinvolto Don Euro. Nel tuo libro parli di politici, di preti, cosa in particolare ti ha portato a denunciare proprio lui?
Il fatto stesso che porti questo soprannome ‘Don Euro’ la dice lunga. Un appellativo che gli è stato affibbiato dai suoi stessi fedeli quando hanno scoperto quanto aveva accumulato grazie alle offerte che sarebbero dovute andare in beneficenza e che invece venivano utilizzate per altri scopi.

Cosa pensi ti abbia insegnato di più questo mestiere fino ad oggi?
Sono cambiato molto e sotto tanti aspetti positivamente, perché ho capito che tutto nella vita passa dalla libertà personale, dal valore che noi stessi sappiamo attribuirci e dalle capacità di rivendicare le proprie libertà. Io mi sono liberato di tutti gli schemi sociali, sessuali e personali e mi sono preso il lusso di disinteressarmi degli stigma e anche dell’approvazione altrui e oggi mi ritengo una persona libera.

 

Gaetano Blasa

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