Carissimo Pier,
sono Nicki, l’essere non binario che inonda la tua mail di sproloqui di ogni genere e di documenti word da correggere e editare.
Non ti ringrazierò mai abbastanza per l’amore e la certosina pazienza che ci metti, ma questo in fin dei conti lo sai già quindi direi di passare velocemente ad altro.
Dunque, le cose qui sono semplici.
Tu mi hai lanciato una provocazione e io l’ho accettata.
E che provocazione, acciderbolina!
Mi hai chiesto di scriverti un articolo da incazzat@.
Infuriati sul serio e scrivimi qualcosa!
Porca la vacca che cazzo faccio…?!
No, perché io a essere sinceri, non sono un tipino particolarmente collerico.
Se dovessi descrivermi direi che sono po’ come Goku di Saiyuki, quel bellissimo manga/anime giapponese che son trent’anni che esiste e ancora non sappiamo come minchia finirà la vicenda, ma lasciamo andare.
Quello che conta è che io con Goku ho moltissimo in comune: siamo entrambi dei nanerottoli piuttosto buffi e cretini, ci facciamo chiamare volentieri scimmie e sbaviamo dietro ai biondi (nel mio caso, bionde) come se non ci fosse un cazzo di domani.
Quando però ci parte l’embolo, diciamo che allora sì, davvero, ci incazziamo tanto.
Per fartela corta, lui diventa il Seiten Taisei Son Goku e spacca fuori mezzo universo e io divento il Seitanto Rompi e spacco fuori i maroni in senso fisico e figurato.
Mi capita di rado, lo ammetto.
Mi capita di rado ma quando capita, capita sul serio e oggi un po’ mi è capitato.
Stavo scrivendo un articolo sulla Polonia e sul fatto che un disegno di legge vorrebbe equiparare l’omosessualità alla pedofilia e mi sono veramente girate le palle.
Io adoro i bambini.
Ci lavoro.
Mi piacciono.
Sono le persone con cui riesco a relazionarmi meglio al mondo, mi sento bene a giocare con loro e a vederli crescere, mi si spalanca il cuore quando sento che di me si fidano e che sono per loro un punto di riferimento importante.
Non farei mai loro del male, la sola idea che qualcun* possa torcergli un capello mi fa venire i brividi.
Non riesco neanche a immaginarlo.
Mi fa davvero stare male.
Le famiglie presso cui ho lavorato, le maestre della scuola dove fino a questo gennaio ho prestato servizio, la gente che mi conosce tutti mi dicono che ci so fare con i piccoli e che la mia passione per il mondo dell’infanzia si vede lontano un miglio, facci un lavoro, apri un asilo in casa, fai dei bambini, sarai un@ brav@ mamm@.
Sì, penso.
Sì, lo sarei.
So che ne sarei capace.
E allora perché, cazzarola, perché la gente (e non parlo solo di quella in Polonia) si ostina a credere che essere gay sia un aspetto che pregiudica le tue capacità di cura e accudimento?
Cioè, ho letto la testimonianza di una tipa che solo perché lesbica ha dovuto lasciare il lavoro di babysitter, la bambina con lei si trovava benissimo, suo padre ha detto basta.
E’ questo che mi fa incazzare un casino.
L’idea che qualcun* si faccia strane idee su di me, che mi giudichi, che non mi ritenga degn@ di occuparsi dei suoi figli, che mi consideri un pericolo, una minaccia, qualcun@ di cui non ci si può fidare.
Mi addolora profondamente pensare di non essere ritenut@ credibile per qualcosa che mi riguarda da vicino, un po’ come quando la gente mi vede per la prima volta e gioca a indovinare dove cazzo sono nat@.
Manco un* che la indovini, peraltro, ma non è tanto il fatto che non ci azzecchino, quello che mi fa rivoltar lo stomaco è che si sentano in dovere di complimentarsi con me “perché parli davvero bene l’italiano”!
Ma che cazzo, ciccio/a, son nat@ in Italia, ci credo che lo parlo bene! Dopo tutto quello che ho penato sui libri di grammatica alle elementari…!
“Complimenti, complimenti! Ti sei proprio già integrat@!”.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, passa avanti che ze mejo, vanti col Cristo che ea procesion se ingruma! (pure dialetto veneto parlo, capisci bene che non son mica bazzecole, cacchio…!).
Comunque sì, anche questo mi fa incazzare.
Non essere credut@.
Non essere ritenut@ all’altezza.
Dover sempre spiegare perché.
Esplicitare.
Motivare.
Sottolineare.
Giustificare.
Sono bisessuale ma non mangio i bambini.
Sono non binary ma non ho una malattia rara.
Sono italiana di origini etiopi ma sono nat@ e cresciut@ in Pianura Pad(ov)ana.
Sono intenzionat@ ad avere dei figli ma non sento il bisogno di crescerli con qualcun* accanto.
Sono divertente ma non sono stupid@, le prese per il culo le capisco anch’io, quindi magari anche no, mille grazie!
Sono attratt@ da uomini e da donne ma non è che mi butto tra le braccia del/della primo/a che capita (ho capito essere buoni e generosi, ma il Nobel per la Pace dei Sensi non l’hanno ancora inventato).
Sono, sono, sono.
Quanti cazzo di sono devo dirvi prima che vi decidiate a decidere di venire a conoscermi sul serio invece di guardare solo a quello che vi sta davanti…?
Capisco che sia difficile, sul serio, ho un carattere di merda, ne sono consapevole, ma giuro che non sono così bestia come sembro.
La verità è che anzi sono molto fragile.
Mi sento terribilmente a disagio quando mi sento sotto giudizio.
Mi sento malissimo al pensiero che si possa paragonare il mio orientamento sessuale a qualcosa di orribile e viscido come gli abusi sui piccini.
Odio l’idea che si debba per forza vivere di stereotipi.
Che tutto debba essere ricondotto al mero sentito dire.
Che alla gente interessi più da dove vengo o con chi vado o non vado a letto piuttosto che le mie capacità, il mio vissuto, il mio cuore, il mio essere, la mia anima.
Odio l’idea che il mondo debba vivere di pregiudizio.
E’ questo, caro Pier, è questo che mi fa incazzare.
Non tanto il fatto che ci siano delle idee diverse dalle mie, meno male che ci sono! Tante teste, tanti pensieri, ma poi vi prego: non facciamoci troppo condizionare!
Vieni a conoscermi, tu che mi guardi strano.
Ti assicuro che non mordo.
Assolutamente.
Anzi, a dirti tutta la sacrosanta verità, sono pure un asso a coccolare.
Ecco, Pier.
Spero di aver risposto alla tua domanda, in qualche modo, forse, non so, magari.
Tu dici sempre che devo crederci, e allora sì, dai, ci credo!
Credo di averti risposto più che bene, credo che pubblicherai questo pezzo di rottura e credo soprattutto di averti dimostrato che sì, anche le scimmiette nel loro piccolo s’incazzano.
Poi però tornano calme, e ricominciano a venirti dietro perché come dico sempre ai miei bambini, in fondo è molto più bello fare la pace.
Nicole Zaramella


