La mia amica di nome artrite. Quando è la malattia che ti fa sentire diverso

La mia amica di nome artrite

Quando si parla di artrite reumatoide spesso si fa fatica a collegare la patologia ai suoi sintomi. La maggior parte delle persone non ne ha mai sentito parlare o tende a confonderla con l’artrosi. Questo succede perché è una malattia rara e quindi i soggetti che ne sono colpiti diventano a tutti gli effetti una minoranza, con annesse condizioni di assoluto disagio e alienazione. In più, ad appesantire il tutto, c’è una società ancora non pronta per affrontare la disabilità in generale. In numerosissimi contesti mancano delle vere e proprie strutture specifiche, che rendano praticabili anche solo gli spostamenti.

Ma facciamo un po’ di chiarezza!
L’artrite reumatoide è una malattia cronico-degenerativa, legata alla normale usura delle articolazioni. È una malattia grave che colpisce giovani e bambini. Una patologia rara di cui si parla davvero troppo poco. Non si presenta solo sulle ossa, rendendo così le persone non più autosufficienti a causa della rigidità articolare, ma può colpire anche il cuore, gli occhi e gli altri organi interni. Si viene sopraffatti dal dolore e dalla stanchezza, ma si deve comunque continuare a tirare avanti.
La voce del tuo malessere prende il posto della coscienza. Chi ti sta intorno non si accorge di nulla. Proprio per questo viene chiamata la malattia invisibile. Dall’esterno puoi dare l’impressione di stare bene, di essere una persona qualunque. Chi non ha mai provato un dolore articolare infiammatorio, anche per puro caso, sforzando un tendine per esempio, difficilmente può comprendere la sofferenza di una persona che sulle spalle porta il peso di una malattia come l’artrite. Anche il gesto più banale può trasformarsi in un compito arduo. Per non parlare poi di alzarsi la mattina, un’impresa sovrumana. Già nell’attimo in cui ti stropicci gli occhi – azione che richiede una certa energia e gestualità – ce l’hai con il mondo intero. I dolori lancinanti riecheggiano in tutto il corpo. E nessuno può capirti. Ti senti solo e ingiustamente colpito da una sorte avversa, che ti ha reso un ‘diverso’.
Dentro di te, come il vento, si solleva un malumore che ti spinge con forza ad essere scontroso con qualunque cosa ti sfiori o ti si palesi davanti. Manderesti al diavolo anche tua nonna mentre cordialmente ti porta la colazione a letto.
È una sofferenza rumorosa. È come avere qualcuno sempre in mezzo ai piedi che ti accompagna nelle faccende più disparate e che ha quel miserevole vizio di toccarti spasmodicamente sulla spalla con l’indice per dirti “Ehi, sono qui, ricordi?”. Ecco questa più o meno è l’artrite. Ho reso l’idea?

È come il grillo parlante di Pinocchio. Ti accompagna quando devi aprire un barattolo di marmellata, quando devi scrivere la lista della spesa o semplicemente rammendare i panni puliti. Stazc …eccola là!
Una malattia in cui ogni piccolo gesto può rappresentare un grande ostacolo. E questo le tue mani e le tue gambe lo sanno molto bene.
“Passeggiata?” “No no! Non se ne parla proprio, oggi tu rimani a casa. Al massimo puoi accendere la TV o dormire”. L’azione più semplice, come il camminare, diventa un ricordo. Andare in palestra? Scordatelo pure! La tua vita sociale inevitabilmente è compromessa. E continui a sentirti solo. È difficile spiegare agli altri la fatica e il dolore cui ogni giorno si viene sottoposti.
L’artrite significa anche imparare a convivere con tormenti e rinunce. Imparare a prendere 4/5 farmaci al giorno. Inghiottire il dispiacere di un corpo che settimana dopo settimana cambia e non riconosci più come il tuo.
Puoi curarti ma resterà al tuo fianco e vi amerete nel bene e nel male, in ricchezza e in povertà, finché morte non vi separi.

La vita, mia cara, è piena di complicazioni, perciò bisogna amarla con tutte le nostre forze! Ricordalo.

Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi, Rizzoli

 

Mauryy Morris

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