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Vivo in provincia di Verona, città che ha una posizione di primo piano nel settore agroalimentare e vitivinicolo, e quindi teatro delle sparate più infelici dell’attuale governo Meloni.

Il 5 Aprile, il consigliere comunale FdI Marco Padovani ha attaccato Giorgio Pasetto di +Europa, presidente della Fondazione Bentegodi, il cui scopo è promuovere lo sport a Verona. Pasetto ha ripetuto che è favorevole alla legalizzazione della cannabis e Padovani ha risposto che “la droga fa sempre male”, considerando inaccettabile la sua presa di posizione.

Marco Padovani, consigliere comunale FdI

Marco Padovani, consigliere comunale FdI © Foto di Telenuovo

Credo che occorra smettere di confondere il piano medico con quello politico. La comprovata pericolosità degli alcolici e dei tabacchi non ne vieta la libera vendita, ed abbiamo imparato che proibirla sarebbe molto più dannoso, perché i consumatori abituali ricorrerebbero al mercato nero, che non garantisce in alcun modo che i veleni presenti siano solo quelli richiesti e nella quantità dichiarata.

Molte morti per overdose sono dovute al fatto che la concentrazione di eroina è imprevedibile, e quindi il tossicodipendente ogni volta rischia di assumerne più di quella che può tollerare. Se la potesse comprare in farmacia non correrebbe questo rischio, né metterebbe a repentaglio la propria salute con gli intrugli usati dagli spacciatori per “tagliare” la droga, o a causa della cattiva igiene con cui viene preparata.

Che cosa dunque induce la destra italiana ad esaltare il vino e vituperare la cannabis?

Le sostanze psicoattive nascono per aggregare le persone. L’ebreo che la sera del venerdì celebra l’arrivo del sabato con il qiddush, cioè benedicendo il vino ed il pane, dichiara che lui e tutti coloro che bevono dalla sua coppa di vino accettano su di sé gli obblighi del sabato. Se un ebreo ha dei motivi per non rispettare quel sabato, si astiene dal partecipare al qiddush.

L’eucarestia cristiana, che assomiglia molto al qiddush, lo mostra in modo ancora più esplicito: celebrare l’eucarestia insieme vuol dire riconoscersi come buoni cristiani, e l’“intercomunione”, ovvero la possibilità per il fedele di una chiesa di ricevere la comunione in un’altra, è uno degli argomenti del dialogo ecumenico. C’è chi la ritiene un punto di partenza (prima si celebra l’eucarestia insieme, e poi si appianano i contrasti dottrinali) e chi un punto d’arrivo (ovvero, prima si raggiunge l’accordo sulla dottrina, e poi si celebra l’eucarestia insieme) – ma in ogni caso se ne rimarca l’importanza.

Questo significa che per essere buoni ebrei o buoni cristiani occorra alcolizzarsi? No: sia gli ebrei che i cristiani permettono a chi non vuole o non può assumere etanolo di bere del mosto, ovvero succo d’uva non fermentato e non alcolico. Resta il simbolo, non il danno.

Non la pensano così il ministro Lollobrigida, che è contrario perfino ad allarmare i consumatori di alcolici con delle avvertenze sulle etichette, e la parlamentare europea Alessandra Mussolini, che pur essendo un medico chirurgo e quindi perfettamente al corrente degli effetti nefasti dell’etanolo, si è fatta fotografare al Vinitaly 2023 bevendo a garganella per incoraggiare i suoi sostenitori a fare altrettanto.

Alessandra Mussolini, Vinitaly 2023

Alessandra Mussolini, Vinitaly 2023 © Foto di notizie.virgilio.it

La cannabis, invece, per chi è un fattore di aggregazione? Nell’immaginario di buona parte della destra, per i protagonisti della “controcultura”. La cannabis è solo un “falsoscopo”, che nel gergo militare è un punto di riferimento usato dagli artiglieri per mirare ad un bersaglio nascosto. La destra vuole forzare dei cambiamenti sociali senza riguardo per le persone – già lo ha dimostrato altre volte in pochi mesi. Il semplice “vivi e lascia vivere” non fa per lei.

Va anche ricordato questo: il continente nel quale si beve più etanolo è l’Europa. Una volta ho assistito ad una discussione accesa tra una pastora valdese (italiana) e una ragazza metodista (ghanese), perché quest’ultima intendeva proscrivere l’uso dell’etanolo, mentre la pastora ricordava che anche Gesù beveva il vino. Il contrasto nasceva probabilmente dal diverso valore che in Europa e in Africa si attribuisce al vino: mentre la pastora era al di sopra di ogni sospetto (le rare volte in cui la sua chiesa celebra l’eucarestia, lei offre dei bicchierini da liquore con del vino ed altri con del mosto per accontentare tutti), temo che i politici di destra arriveranno a ritenere il bere vino una prova di allineamento ai loro valori fondamentali.

Questo non escluderebbe solo i musulmani, che per precetto religioso non bevono etanolo, ma anche molte persone che non vengono dall’Europa e per le quali bere etanolo non è vietato, ma nemmeno sensato.

 

Raffaele Yona Ladu
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2023 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da foto di Vinitaly 2023

 

Vinitaly 2023

© Foto di Vinitaly 2023

 

 

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