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Due esponenti di Fratelli d’Italia (Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione Veneto, e Barbara Mazzali, consigliera della Regione Veneto) hanno recentemente proposto l’insegnamento dell’“arte venatoria” nelle scuole – chiarendo che non intendono insegnare a sparare agli alunni.

La precisazione mi pare irrilevante – secondo l’Enciclopedia Italiana Treccani, l’istruzione premilitare del regime fascista non imponeva ai ragazzi tra gli 8 e i 18 anni di imparare a sparare, ma li preparava a essere dei soldati anche dal punto di vista “morale” – e già questo renderebbe oggi incostituzionale codesta istruzione, visto che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)” (Costituzione Italiana Articolo 11).

Una cosa che non molti sanno (certo non a destra, altrimenti si sarebbero resi conto che queste dichiarazioni avrebbero ostacolato i loro tentativi di mostrarsi filosemiti) è che l’ebraismo religioso condanna aspramente la caccia. Non si trova una proibizione esplicita nel Pentateuco, ma gli unici personaggi biblici di cui si dice che fossero cacciatori, Nimrod (vedi Genesi 10:9) ed Esaù (vedi Genesi 25:27) sono persone assai crudeli e gli ebrei hanno incolpato di questo proprio la loro passione per la caccia, ritenendo il praticarla una crudeltà nei confronti degli animali, che può estendersi anche agli umani (la Scrittura e soprattutto i commentatori attribuiscono a Nimrod ed Esaù molte nefandezze).

Ovviamente, se una persona per sfamarsi deve proprio ricorrere alla caccia, può farlo – ma in Italia la caccia è uno sport che non salva nessuno dalla morte per fame, e una società ebraica dovrebbe nutrire tutti con i frutti dell’agricoltura e dell’allevamento (quest’ultimo con forti limitazioni: il modo più semplice, anche se non infallibile, di rispettare le regole alimentari ebraiche è diventare vegani), non dare ai suoi membri armi da caccia.

Qualcuno potrebbe rispondermi: “Questo è un problema puramente ebraico”, ed io rispondo che inserire nel curriculum scolastico una materia come la caccia porrebbe la scuola in rotta di collisione con il mio obbiettivo di genitore (se lo fossi) di fare di mio figlio (se l’avessi) un “mentsh”, ovvero una persona che rispetta il prossimo (anche non umano), non ricorre mai alla violenza gratuita, e cerca semmai di risparmiargli la sofferenza e salvargli la vita. Solo un genitore ebreo può avere quest’obiettivo?

Chi volesse comunque interpretare questo conflitto tra programmi scolastici e obiettivi educativi come una questione di libertà religiosa lo deferirebbe alla Corte Costituzionale, davanti alla quale sarebbe necessario argomentare l’utilità della caccia per l’educazione del giovane – dubito molto che ci si possa riuscire, anzi, ritengo assai più facile dimostrare il contrario, visto che non può cacciare con tranquillità d’animo chi non discrimina gli esseri senzienti tra coloro che possono essere uccisi e quelli che meritano invece rispetto.

Ho prima accennato all’“istruzione premilitare” di fascistica memoria, in quanto ho il sospetto che anche lo scopo di codesto insegnamento dell’“arte venatoria” sia quello di familiarizzare gli alunni con le armi, con il concetto che esistono dei bersagli “naturali” per codeste armi, e magari, con il pretesto della caccia, di riempire le case italiane di armi da fuoco.

A che servirebbero codeste armi da fuoco? Mi è capitato di conoscere degli ebrei che ritengono loro dovere armarsi per difendersi da un eventuale regime antisemita, e magari sono convinti che se i loro correligionari in Germania e nei paesi occupati si fossero difesi con le armi la Shoah non ci sarebbe stata.

A parte il fatto che rivolte come quella del Ghetto di Varsavia sono state più manifestazioni di eroismo che operazioni militari con delle possibilità di successo, non conosco nessun esercito e nessuna forza di polizia che per addestrare i propri uomini li mandi a caccia: mi pare la prova migliore che saper cacciare non vuol dire saper combattere, e insegnare la caccia a scuola vuol dire solo insegnare la crudeltà, non l’autodifesa. I rischi superano le opportunità.

 

Raffaele Yona Ladu
Ebreo umanista gendervague
Socio di Autistic Self-Advocacy Network
©2020 Il Grande Colibrì

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