Uno dei problemi che spesso le donne, specialmente se minute, si trovano a dover affrontare quotidianamente, al punto che non viene neanche vissuto più come un problema ma come un fenomeno naturale al pari della forza di gravità, è l’evitare di venir travolte dagli uomini che camminano lungo il marciapiedi come se il mondo gli appartenesse. Il problema viene risolto calcolando continuamente traiettorie di evitamento, come in un videogioco, attività che sicuramente permette di sviluppare un ottimo coordinamento psicomotorio ma che, quando ci si ferma a riflettere, in un mondo ideale non dovrebbe essere appannaggio coatto di un unico sesso.
Ora, prima di proseguire, se appartenete alle categorie “ah, io sono donna e davanti a me si scansano tutti”; “ah, io sono uomo e cedo sempre il passo”; “ah, di queste distinzioni binarie nel XXI secolo non si deve parlare, siamo tutti esseri umani”; “ah, ‘sta femminazzi misandrika”, potete andare sul sito della Disney a guardare il trailer del nuovo lungometraggio della Sirenetta e poi a menarvi con i/le SJW, non vi trattengo oltre.
Tutte le altre persone: dal momento che mi è spesso capitato di sentir parlare di questa situazione e dal momento che una mia ex collega alta poco meno di un metro e mezzo si lamentava del fatto di essere spesso travolta da uomini troppo impegnati a non guardare dove andassero e dal momento che, infine, mi riconosco in una (ormai quasi ex) pianificatrice di traiettorie di evitamento, credo sia giusto affrontare la questione più in dettaglio.
Qualche tempo fa, alla ricerca di ben altro, sono incappata perlappunto in un thread sull’argomento dove varie donne discutevano delle proprie esperienze e concordavano sulla soluzione che avevano adottato: indossare stivali con suola a carro armato e manifestare un’andatura aggressiva e pressoché gorillesca. In questo modo, testimoniavano, non dovevano più passare il tempo a scansarsi per evitare di venire travolte ma, al contrario, gli uomini solitamente si spostavano per primi. (Ricordo ancora, per chi ha problemi con la veridicità della cosa, che il sito Disney è là per voi col Re leone in CGI).
Questa soluzione, però, dal mio punto di vista presenta almeno un paio di problemi di carattere politico: il primo, più semplice e ovvio, è che non tutte ci sentiamo a nostro agio vestite da comparse di una ricostruzione dello sbarco in Normandia.
Ad alcune piace indossare gonne a fiorellini e tacchi. E non per questo ci meritiamo di venire travolte per strada perché, scivolando lungo questa china, sbattiamo il culo contro il cartello “te la sei cercata per come eri vestita”. Uhm… no.
Espandendo questo elemento, così come lottiamo per il sacrosanto e inviolabile diritto del bambino Luigino di vestirsi con la gonnellina, indossare lo smalto e farsi i codini, sperando che un domani l’adulto Luigi sfoggi finalmente le gonne da uomo che il povero Yoji Yamamoto si ostina a proporre sfilata dopo sfilata insieme ad altri stilisti in lagrime, dobbiamo anche lottare per il sacrosanto e inviolabile diritto di *chiunque* di vestirsi da baiadèra.
Amiche femministe della vecchia scuola e mie coetanee, vi stimo e vi abbraccio e senza di voi noi non saremmo qui ma se a una piace truccarsi e parruccarsi e lo fa consapevolmente, dopo attenta riflessione, per piacer suo e non per dare figli a Dio o far contento il fratello stupido di Luigi, dirle che non deve farlo vuol dire comunque voler controllare il suo aspetto. So che concordate con me che uno dei cardini del femminismo è che una donna debba poter di andare in giro come le pare senza che nessuno si senta in diritto di giudicarla o aggredirla verbalmente o fisicamente (o travolgere, tornando al punto di partenza).
E comunque se mi provate a portar via lo smalto vi meno a colpi di palette MUR da 100 colori.
Il secondo problema si richiama, anch’esso, alla socializzazione di genere. È annoso e risale almeno alle power suit dei rutilanti anni ’80: una donna, per essere presa sul serio, deve vestirsi da uomo e comportarsi da uomo, dato che lo stivale corazzato in stile Klingon e l’andatura da gorilla sono considerati tipici del “vero maschio alfa”.
In questo modo, legittimiamo però il pensiero che il comportamento stereotipicamente maschile sia il solo giusto, il solo praticabile per essere vincenti ma anche ci inchiniamo all’idea che non ci sia via d’uscita dalla sovrapposizione di sesso e genere. Il corollario di ciò è che chi si ostina a portare gonnelline trullalà o tacchi 12 sbaglia tutto nella vita, e c’è da leggere un bel po’ di misoginia in questo punto di vista.
Riassumendo: se vi sentite a vostro agio con i Doctor Martens, more power to you, sistah!, ma a me fanno schifio e piuttosto mi faccio la maratona di New York col corsetto e sul tacco a spillo 12.
Quindi, mi direte, non hai risolto il problema: come facciamo noi “donnine per bene” #credici col vestitino carino, a non venire travolte?
La soluzione vera, ovviamente, sarebbe educare la popolazione maschile alla consapevolezza o, quantomeno, a controlli periodici della vista.
Dato che questa, specie in Italia, sembra una soluzione impraticabile o che richieda quantomeno milioni di anni per essere messa in atto, posso solo raccontarvi della pezza che ci ho messo io.
La mia pezza, che non è universale, l’ho elaborata unendo gli insegnamenti appresi durante un workshop di camminata sui tacchi (ovvove!!) alle mie letture infantili di fumetti d’autore anni ’70: fendete la folla come se foste l’imperatrice di tutte le Indie (se non siete nelle fantasie coloniali, potete scegliere di fendere la folla come la regina d’Inghilterra/Greta Garbo/Gloria Swanson nel finale di Viale del tramonto/un capitano a caso di Star Trek: ce ne sono almeno 8 tra cui scegliere, io consiglio Sisko, o Philippa Georgiou dell’Universo Specchio, ma se riuscite a tirare fuori un Lorca vi stimo tantissimo).
Non guardate in faccia nessuno e resistete all’impulso di scansarvi, di schivare, è come con i predatori (o come la lotta col gatto a chi chiude prima gli occhi): se cedete, siete finite.
Dopodichè, se volete giocare, imparate a scivolare, non calpestate il suolo per avvertire che state arrivando, voi scivolate leggiadre perché nessuno si parerà davanti al vostro regale incedere.
(Io ve lo dico, avete il permesso di distrarvi e, quando nessuno vi guarda, accasciarvi come budini per il mal di schiena finché non avrete preso l’abitudine).
PS In alternativa, fatica per fatica, camminate coi gomiti in fuori; funziona altrettanto bene e, in caso vi sbattano contro, almeno non vi fanno male al seno.
Veruska


