Skip to main content

Susanna Tamaro è un’autrice complessa. Lo dimostrano i suoi libri, le tematiche che in essi sceglie di affrontare e anche le parole che usa per definire se stessa. E che, talvolta, possono forse essere fraintese.

Perché proprio lei?

Susanna Tamaro è una scrittrice prolifica.
Il suo primo romanzo, La testa fra le nuvole (Marsilio), viene dato alle stampe nel 1989 e fa da apripista a una lunga serie di lavori molto apprezzati da pubblico e critica. Uno di essi, Per sempre (Giunti, 2011), è diventato nell’ultimo mese il mio fedele compagno di avventura durante le lunghe trasferte casa-lavoro a bordo del tram cittadino. E, in modo del tutto inaspettatamente, anche motivo di discussione interessante confronto.
Tutto è partito da una domanda piuttosto innocua: che libro hai letto nell’ultimo mese? Facile: quello della Tamaro.
La Tamaro?! Ma non lo sai che è una delle scrittrici meno vicine alla comunità LGBTQI? Come fa a piacerti?
In un attimo le mie certezze cominciano a vacillare, la testa a pulsare e i pensieri a rincorrersi. Questa rivelazione mi lascia basita e sconcertata. Non sapevo, e non mi sarei mai aspettata, che l’autrice di un romanzo tanto profondo e ricco di spunti fosse in realtà una persona insensibile alle tematiche che mi stanno così a cuore.

Alla ricerca di risposte

Spinta dalla curiosità e dal desiderio di approfondire la questione, corro a cercare informazioni. Voglio capirne di più, voglio dare un senso ai miei dubbi e alle mie incertezze. Voglio sapere che cosa pensa realmente Tamaro del mondo queer e dei suoi appartenenti. Il terrore è di imbattermi in qualche dichiarazione crudamente omofoba o apertamente anti-LGBTQI, ma con mio grande sollievo non succede.

Il primo risultato che trovo è un articolo del 2016 pubblicato sul sito Lezpop e significativamente intitolato “Non sono gay ma potrei unirmi civilmente con la mia amica”3. In esso l’autrice La Mile riflette su una dichiarazione rilasciata dalla stessa Tamaro a Repubblica, nella quale la scrittrice sembra paragonare l’essere gay a una “iattura”.

In effetti, le parole dell’autrice non lasciano molto spazio all’immaginazione: nell’intervista concessa a Giulia Santerini, Tamaro dichiara di essere stanca delle etichette che le sono state affibiate suo malgrado. “Buonista, cattolica e gay. Mi aiuti a togliere queste iatture dalla mia testa” supplica la scrittrice.

Una dichiarazione indubbiamente molto forte che suscita la comprensibile curiosità della giornalista: «Perché parla di “iattura” gay?» chiede infatti Santerini. La risposta di Tamaro è lapidaria: «Io sono single. Se fossi gay sarei felicissima di dirlo, ma non è così. I miei libri sono pieni di storie tra uomo e donna che si massacrano. Non c’è una traccia saffica nelle mie pagine».

Verissimo: nei testi dell’autrice non si trovano esempi di amore omosessuale; per contro, le coppie etero da lei descritte galleggiano spesso sul baratro della violenza e dell’incomprensione.
Eppure c’è qualcosa che non mi convince. Quel “felicissima” che la scrittrice inserisce nel suo discorso e che lascia intendere che forse sotto sotto c’è qualcosa di più. Un attimo dopo ecco un’altra confessione: «Da 28 anni vivo con un’amica, non la mia fidanzata. E in castità, ma non da sempre. Stiamo bene, abbiamo un carattere simile. Il nostro rapporto non è classificabile, ma se un domani, grazie alle unioni civili, le potrò lasciare la casa, lo farò volentieri. E’ una tutela che una società civile mi offre. Una volta una donna era obbligata a sposarsi. Ora per fortuna no».

Una relazione fuori dagli schemi

L’amica in questione è Roberta Mazzoni, meglio conosciuta come Roberta De Falco, sceneggiatrice e madre letteraria del commissario Benussi. Da quasi trent’anni condivide l’abitazione e la vita con Susanna Tamaro, Sus come affettuosamente la chiama. Si sono conosciute nel’89 a una presentazione di La testa fra le nuvole e da allora non si sono più lasciate.

Non si tratta però di un rapporto d’amore: «Ci vogliamo bene come una famiglia. Ma non siamo una coppia nel senso tradizionale del termine» afferma Mazzoni in una recente intervista a Vanity Fair.
Nelle stesse righe, la stessa autrice – che si dice contraria alla maternità surrogata e a un figlio a tutti i costi – afferma che entrambe sono favorevoli alle adozioni. «La vera battaglia da fare, sia per me che per Susanna, è quella delle adozioni più veloci e per tutti: per i singoli, per le coppie gay ed etero. Lottiamo per rendere le adozioni più facili, ci sono tanti bambini che hanno bisogno». Loro stesse, aggiunge orgogliosa, hanno cresciuto e amato come propri i bimbi di una famiglia peruviana che per vent’anni ha condiviso con loro l’intimità domestica. La stessa che invece manca completamente nel rapporto tra lei e l’amica Tamaro.

«Non c’è mai stato sesso tra di noi» taglia corto Mazzoni, che non nasconde anche un certo disappunto per quelle continue intromissioni “in camera da letto”. «Possibile che le persone siano interessate solo a quello che succede dopo le otto di sera?» domanda piccata.

«Vivo bene con una donna,» le fa eco Susanna «perché non si può accettare che siamo una forma alternativa di famiglia?».

Niente definizioni, per favore

Già, perché? Perché non si può ammettere che due donne stiano insieme, convivano, siano compagne di gioco e di avventure, si prendano cura l’una dell’altra senza per questo essere considerate una coppia?
«Nella vita ci può essere una grande varietà di relazioni, basta non avere limiti mentali e non aver paura di quello che dice la gente» sottolinea Tamaro. «Io considero il mio rapporto con Roberta un rapporto d’amore. Oltretutto stabile e solido, visto che viviamo insieme da diciotto (l’articolo è del 2006 ndR) anni. La nostra è un’amicizia amorosa, di grande intensità, comunione. Di amore, appunto».

Ecco, forse la chiave di tutto sta proprio qui: nel non giudicare la vita e le scelte altrui. Forse la “iattura” di cui parlava la scrittrice non è legata al fatto di essere gay – «Se fossi omosessuale farei coming out»12 – ma all’essere obbligata ad aderire a un’immagine non corrispondente al vero.

O almeno questo è quello che mi è sembrato di capire.
Del resto la verità non è mai facile da raggiungere e spesso richiede sforzi immani per essere compresa.
E, spesso, coloro che ne sembrano in possesso sono i primi a non averla ancora afferrata.

 

Nicole Zaramella

Leave a Reply