Qualche tempo fa, rimasi colpito dal video di un ragazzo sordo trans di origini asiatiche che raccontava il suo percorso di transizione. Quello che mi colpì maggiormente fu il fatto che questo ragazzo imputasse buona parte delle sue “traversie” alla mancanza di una corretta educazione alle sessualità. Inevitabile per me domandarmi quale fosse la situazione della comunità sorda LGBTQIA qui in Italia. Ho pensato quindi di parlarne con Andrea, che oltre ad essere un caro amico, è un educatore in contatto costante proprio con la comunità sorda.
Di seguito il risultato della nostra chiacchierata.

Puoi presentarti ai nostri lettori?
Salve a tutti mi chiamo Andrea Naser, ho 30 anni, sono nato in Italia ma sono figlio di due genitori stranieri con due nazionalità diverse; madre mezza spagnola e mezza brasiliana e padre egiziano.
Nella vita lavoro nelle scuole come educatore, come assistente alla comunicazione e come formatore…
Lavoro a stretto contatto con la disabilità soprattutto con la sordità. Frequento la comunità sorda fin da bambino e della comunità sorda sono sempre stato più propenso a vedere e a sottolineare l’aspetto culturale, piuttosto che quello patologico.
Come formatore tratto molto l’aspetto culturale della sordità ma mi occupo anche di “diversità” in generale su più aspetti (cultura, religione, sessualità e orientamento sessuale).
Nella struttura in cui lavori viene fatto qualche corso di educazione alla sessualità o all’affettività?
Lavoro in due strutture diverse: la prima è una scuola elementare privata (ad impronta cattolica) per bambini sordi e non, la seconda è una scuola superiore privata (anche questa ad impronta cattolica).
Nella scuola elementare per bambini sordi viene fatto una volta all’anno un incontro solo di educazione all’affettività (a mio avviso un incontro solo è troppo poco, e soprattutto non tratta secondo me tutti gli argomenti necessari per preparare i bambini a quello che fuori dalle mura scolastiche si troveranno ad affrontare).
Dal tuo punto di vista l’educazione alla sessualità è un argomento preso a cuore dalla comunità sorda?
Assolutamente si!! La comunità sorda organizza spesso e volentieri seminari ed eventi che trattano la sessualità in tutti i suoi aspetti (sesso, orientamento sessuale, il sesso e l’orientamento sessuale in alcune e specifiche culture, ecc ecc).

L’approccio alla sessualità cambia tra comunità sorda e udente?
Dal mio punto di vista la sessualità non cambia tra comunità sorda e udente, ma cambia da persona a persona.
Sicuramente ci sono degli aspetti che possono inizialmente essere nuovi in una relazione tra una persona sorda ed una persona udente, ma questo non riguarda tanto la sessualità, ma piuttosto l’aspetto culturale.
Consiglio vivamente a tutti di informarsi presso l’ENS (Ente Nazionale Sordi) della propria città se vengano organizzati seminari specifici su questo tipo di argomenti, perché spesso a questi seminari sono presenti interpreti LIS (Lingua Italiana dei Segni) che traducono per chi non conosce la lingua italiana dei segni. Esistono anche dei gruppi LGBT che organizzano questo genere di seminari.
Qual è il modo migliore di avvicinare la comunità sorda all’educazione sessuale? Basta una lezione frontale con interprete?
Rispondo partendo dalla seconda domanda: non essendo LIS (Lingua Italiana dei Segni) e lingua italiana standard perfettamente corrispondenti (ad es. la costruzione della frase è diversa) bisogna comunque servirsi di un interprete come tramite di comunicazione, quindi più che una lezione frontale ci si deve preparare a un dialogo con i partecipanti alla conferenza facilitati dalla traduzione.
Per rispondere invece al primo punto della domanda vorrei fare due precisazioni: riguardo alla prima, per me decisamente essenziale, vorrei dire che prima di provare ad avvicinare la comunità sorda all’educazione sessuale, bisognerebbe far sì che le persone udenti comincino ad avvicinarsi di più alla comunità sorda cercando di conoscere in primis l’aspetto culturale (e poi quello patologico).
Seconda ed ultima precisazione: posso dire che la comunità sorda per fortuna già si interessa molto all’educazione sessuale o, meglio ancora, all’educazione all’affettività, organizzando seminari. Certo sarebbe ancora meglio che la comunità udente (che è in maggioranza) quando organizza corsi, seminari o comunque tutto quello che è informazione a riguardo, metta a disposizione il servizio d’interpretariato LIS in modo da rendere accessibile l’informazione anche alla comunità sorda.
BouKerch


