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Rotta. Rotta in due. Rotta.

Io, che fino a ieri ero io.
Io che fino a ieri si sospettava ma non si diceva.
Io che probabilmente è colpa della genetica.
Io che ora come ora vorrei solo ammazzarmi.
Io che piango finché scrivo ascoltando Norah Jones. Io che lacrimo guardando amv.
Feeling so small.
The bottom of the world.

Vacillo.
Sono seduta e vacillo.
Passo da un estremo all’altro.
Vorrei crepare e allo stesso tempo vorrei vivere.
Vorrei aggrapparmi a qualcosa, ma a cosa mi aggrappo?
Per loro sono un dispiacere, il che vuol dire che sono una delusione, e a me ‘sta cosa della delusione e del dispiacere mi fa incazzare come una belva.
Perché dovete proprio indorare la pillola, cazzo?!
Ditelo, ditelo semplicemente, che vi faccio schifo perché mi piacciono sia maschi che femmine e che sono le troie che si comportano così, sono le puttane che vanno un giorno con uno, un giorno con l’altra, come quella tua prozia che prima stava solo con uomini e adesso va a letto con una tipa!
Ditelo che tutto l’amore che dite di avere per me in realtà era solo amore per quella che credevate che dovessi essere, cazzo!
Ditelo che non lo accetterete mai, che mi farete la guerra, che mi odierete a morte, che sarà un orrore di esistenza, che dovrò fare i salti mortali per riuscire a darvi di nuovo soddisfazione, perché in realtà è questo che volete!
Potervi dire orgogliosi di me!

Pausa.
Non voglio arrabbiarmi, più del dovuto. Le urla di oggi sono bastate.
Ho sbagliato io, avete sbagliato voi. Abbiamo sbagliato tutti.

Non è stato uno sbaglio.
Avete detto che lo sapevate già.
Ottimo. Benissimo. Potevate parlarmene.
Potevo farlo io?
Sì, certo, ma conoscendovi sapevo che non avreste apprezzato.
Dite che ho lanciato segnali, che ho fatto discorsi, battutine, che frequentare locali gay era un sintomo (eh, sì, si vede che sono malata), che ormai c’era da aspettarselo.
Che sono cambiata da un anno, come se improvvisamente uno si svegliasse e scoprisse come per magia di essere omosessuale.
Tanto va di moda, tanto è bello, è figo.
Ci sono gli arcobaleni, gli unicorni.
Le sfilate al Gay Pride.
Chi se ne frega se già a quattordici anni avevo capito di amare una ragazza!
Chi se ne importa se siete stati proprio voi a fare in modo che non avessimo un futuro!
Chi se ne frega se ho sempre saputo che il genere non è cosa che mi interessi e che quello che una persona ha tra le gambe per me non ha la minima importanza?!
Lo so, lo so.
Per il secco va bene anche la tempesta.
Non si può essere bisessuali.
Se ti piace il pene non deve interessarti altro.

Amore.
Oggi si celebra l’amore.
14 febbraio 2020.
San Valentino di sangue.
Dal cuore, dagli occhi, dalle ferite che non riesco ad asciugare. Sangue, sangue, sangue.
Spalmamelo addosso, sentirò meno male.
Ora capisco.
Ora capisco che significa.
Altro che arcobaleni, love si love e cuoricini glitterati.
Qui è la pelle.
Qui è il corpo.
Qui è il braccio che fa fatica a scrivere.
Qui sono le gambe che faticano a tenere il passo.
Qui sono io.
Io che rinasco.

Che lo vogliate o meno

– e sono sicura che in fondo lo vogliate – Io sono così.
E oggi ve l’ho rivelato.
Io amo.

Voi mi amate?
Io vi amo.
Vi prego, scusate.

No.
Scusate no.
Non ho niente di cui vergognarmi. Io sono io.
La stessa.
Sempre uguale.
Oggi più di prima.
Arriverò fino a domani.

 

Nicole Zaramella

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