Justin Fashanu, il prezzo del coraggio di accettarsi

Justin Fashanu, il prezzo del coraggio di accettarsi

Spero che il Gesù che amo mi accolga e che io possa finalmente trovare pace.

Queste parole sono vergate a mano su un piccolo biglietto di carta bianca da Justin Soni Fashanu, trentasettenne, di professione attaccante per, tra le altre, Manchester City, Norwich e Nottingham Forest. Al momento in cui scrive queste parole, è l’allenatore del Maryland Mania Club, una piccola franchigia statunitense di Ellicot City. In realtà però, il biglietto non viene trovato nel piccolo centro abitato del Maryland, e nemmeno negli Stati Uniti. Il biglietto viene trovato in un’autorimessa di Shoreditch, Londra nord. Il biglietto, con queste parole scritte con calligrafia tremante, viene trovato nella tasca di Justin il 3 maggio 1998, dopo che poche ore prima l’attaccante si è impiccato. Prima di diventare l’allenatore del Maryland Mania Club, prima di scappare dall’America e prima di forzare l’ingresso a quel garage, Fashanu era stato il primo calciatore nero a costare più di un milione di sterline, ma soprattutto il primo calciatore a dichiararsi omosessuale.

Justin si trovava a Londra quel giorno dopo quasi un mese passato nascosto nella City, in incognito, cercando disperatamente di trovare un aiuto. A fine marzo un diciassettenne di Ashton Woods, Maryland, aveva spiegato alla polizia di aver passato tutta la giornata precedente con Justin. Di aver bevuto e fumato erba insieme. Di essere stato narcotizzato e poi stuprato. E Fashanu si rende improvvisamente conto di quanto l’aver fatto outing lo abbia isolato dal resto del mondo. Nessuno lo vuole aiutare, nessuno vuole aver a che fare nulla con lui. Suo fratello John, calciatore anch’esso, lo aveva rinnegato e non ci parlava più da anni. Ecco perché Justin lascia la sua testimonianza al mondo solo sul biglietto, perché sa che tanto nessuno gli crederebbe.

Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Quando io ho risposto “no”, mi ha detto: “Aspetta e vedrai”.

Justin nasce proprio a Londra da padre nigeriano e madre guyanese. In realtà però i genitori li vedrà poco, perché subito dopo la nascita del fratello John i due si separano, ed i due bambini vengono affidati ad un orfanotrofio. A sei anni, viene affidato alla famiglia Jackson di Attenborough. Il Norfolk è calcisticamente controllato dal Norwich, capoluogo geopolitico e sportivo della regione. Justin ed il fratello ne entrano presto nell’orbita, firmando con le giovanili. L’esordio con i Canaries arriva a 18 anni, e prende praticamente subito il posto da titolare, come seconda punta. Due buone stagioni lo mettono in mostra, mentre la terza lo consacra. Alla fine saranno 35 reti in circa 90 partite, ma intanto sono arrivate anche le convocazioni per la nazionale Under 21. Uno dei suoi gol, nel 1980, viene scelto come gol dell’anno. E nell’estate del 1981 arriva l’offerta: il Nottingham Forest di Brian Clough offre un milione di sterline per Fashanu. Ed il Norwich non può che accettare. Justin diventa il primo calciatore di colore a valere un milione di sterline. E non è una squadra qualsiasi, quel Nottingham.

 

 

L’allenatore è Brian Clough, non proprio uno facile. Ma probabilmente uno dei migliori allenatori della storia d’Inghilterra. Clough, dopo una fallimentare esperienza al Leeds, ben dipinta nel film Il maledetto United, passa al Nottingham Forest, che nel 1975 galleggia in serie B. 1977, promozione. 1978, Scudetto e League Cup. 1979, Community Shield, League Cup e Coppa dei Campioni. 1980: Supercoppa Europea e Coppa dei Campioni. In realtà da qui in poi la squadra andrà sempre peggio, ma Fashanu arriva quando la parabola ha appena cominciato a scendere. Le cose sul campo non vanno male, Justin gioca 32 partite, segnando però solo tre reti. I problemi arrivano fuori dal campo. Nottingham è una città più grande di Norwich, ma soprattutto più multiculturale ed aperta. Justin esce la sera, del resto ha vent’anni. Il problema è che spesso si isola dai compagni, per frequentare locali dove gli altri della squadra non vanno. Sono gay bar. Clough, che come ho detto non è proprio un tipetto facile, ricorda nella sua autobiografia un discorso con Fashanu. Cito testualmente

C: “Dove vai se vuoi una pagnotta?” F: “Da un fornaio, immagino.” C: “Dove vai se vuoi un cosciotto d’agnello?” F: “Da un macellaio.” C: “Allora perché continui ad andare in quei cazzo di locali per froci?”

Le voci diventano sempre più insistenti, e dato anche il feeling mai nato tra giocatore ed allenatore, Justin decide di lasciare Nottingham. Dopo un fallimentare prestito a Southampton, torna a Nottingham, sponda County, ma anche lì non riesce mai ad esprimersi come nel Norfolk. Nel 1985 passa al Brighton, ma l’esperienza dura solo 16 partite. Subisce infatti un infortunio al ginocchio che, unito ad un altro infortunio patito quando giocava con il Notts e mai del tutto guarito, lo porta ad uno stop forzato di quattro anni. Nel corso di questo periodo, comincia a frequentare la Chiesa Evangelica ed ad intrattenere relazioni con numerose donne, spinto dal suo pastore. In America, dove Justin si trova dopo l’intervento chirurgico, ricomincia a giocare a calcio. Le prestazioni sono convincenti, e arrivano offerte importanti dall’Inghilterra. Viene comprato dal Manchester City, ma l’esperienza è tristemente fallimentare. Dopo appena due presenze, viene ceduto al West Ham, dove le cose vanno ancora peggio. Da lì è un crollo verticale. Il 1990 lo trova giocatore-allenatore del Southall, squadra del campionato dilettanti. In realtà però è l’anno che segna la sua vita, più che la sua carriera. Il 22 ottobre infatti esce sul Sun un’intervista, in cui Justin Fashanu si dichiara omosessuale. Spiega anche che conosce personalmente altri dodici calciatori di alto livello omosessuali come lui, ma che nascondono la loro natura sessuale, e di avere una relazione con un parlamentare del partito conservatore.

Un mare di critiche lo travolge. I più liberali lo criticano per essersi affidato ad un tabloid dalla reputazione di pubblica-pettegolezzi. Gli altri invece lo criticano per essere omosessuale e per aver fatto la spia su altri, pur non avendo fatto nomi. La comunità nera inglese lo definì “un affronto alla nostra comunità, dannoso, patetico ed imperdonabile.” Una settimana dopo, il fratello John dichiara di non voler più avere nulla a che fare con lui.

Da quel momento, Justin sparisce dalle pagine sportive per approdare definitivamente su quelle scandalistiche. Più volte vengono pubblicate voci di relazioni tra Fashanu e vari esponenti di spicco della politica, che si rivelano sempre false. Ha una breve relazione con l’attrice Julie Goodyear, dichiaratamente bisessuale, mentre non sono mai negate le voci di una storia tra lui e Stephen Milligan, parlamentare trovato morto nel febbraio 1994 per asfissia autoerotica. Viaggia da un continente all’altro pur di giocare. Inghilterra, Scozia, Svezia, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Alla fine torna negli Stati Uniti, dove decide di appendere le scarpette al chiodo. Dopo qualche anno di allontanamento dal mondo del calcio, gli arriva la chiamata del presidente di un neonato club, il Maryland Mania Club. Fashanu accetta, ma il ritorno sotto i riflettori del calcio fa di nuovo esplodere le voci. La stagione non è neppure cominciata che Justin è costretto a scappare dagli Stati Uniti, dopo lo scandalo e le indagini per stupro. Poco prima di impiccarsi, quella notte di maggio, Justin chiama suo fratello, John, che risponde. Ma i due non si dicono niente, stanno in silenzio per alcuni secondi, poi Justin chiude la telefonata. La telefonata successiva che John riceverà, la mattina dopo, sarà quella della polizia, che lo informa del ritrovamento di suo fratello.

La sua morte porta alla fine dell’inchiesta. Per negligenza, non furono mai effettuati i test tossicologici sull’accusatore. Ed in realtà, come si scoprì troppo tardi, la polizia del Maryland era intenzionata a lasciar cadere le accuse su Justin per mancanza di prove. Intanto però Justin Soni Fashanu, all’età in cui tanti appendono gli scarpini e lasciano il calcio, aveva lasciato questa vita in un buio e umido garage londinese. Solo, esattamente come era stato costretto a vivere, con l’unica colpa di aver avuto il coraggio di accettarsi.

 

 

fonte: TheBottomUp

 

The Bottom Up

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